NEWSLETTER CIDA

Pubblichiamo di seguito il testo della newsletter attivata sul canale Linkedin di CIDA

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“Salviamo il Ceto Medio”, la petizione lanciata da CIDA e indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Economia e al Ministro del Lavoro, continua a ottenere  risultati e riscontri positivi fin dal suo lancio.
Alla luce delle difficoltà che il nostro Paese sta affrontando, serve uno sforzo corale per superare una delle crisi più gravi degli ultimi anni. CIDA si è mobilitata perché ciò venga compreso dall’Esecutivo e affinché ci sia una politica riformatrice che tocchi nodi fondamentali, come debito pubblico, welfare, scuola, mercato del lavoro, formazione, insomma tutte tematiche che vanno affrontate presto e con coraggio.  

I RISULTATI 
La petizione #SalviamoIlCetoMedio ha raccolto oltre 30 mila firme in poco più di due settimane, un successo ottenuto anche grazie alla vasta risonanza mediatica, con una copertura significativa da parte degli organi di stampa e una crescente attenzione da parte dell’opinione pubblica. 
Anche sui social della Confederazione il riscontro è stato estremamente positivo, lo confermano le circa 55.000 persone raggiunte che hanno generato oltre 2.300 interazioni.
Questo testimonia l’importanza della missione di CIDA e il bisogno di un cambio di rotta nelle politiche rivolte al ceto medio.
Tanto è stato fatto, ma occorre ancora il sostegno di tutti per raggiungere l’obiettivo di 50.000 firme necessarie a portare le richieste di CIDA all’attenzione del Governo.  

Firma la petizione “Salviamo il Ceto Medio” 

LA VOCE DI CIDA
La categoria dirigenziale si fa portavoce della difesa di tutte le forze produttive e intraprendenti del Paese, presenti negli ambiti socio economici, pubblici e privati, che generano PIL, posti di lavoro e muovono l’economia e che nonostante ciò si sentono orfane di attenzione politica.  Da troppi anni – ha sottolineato nei giorni scorsi il Presidente di Cida, Stefano Cuzzilla – la classe media è colpita da reiterate vessazioni e ripetuti provvedimenti falsamente redistributivi che mettono seriamente a repentaglio i valori della professionalità e del merito.” 
Alla voce del Presidente si uniscono quelle dei tre Vicepresidenti di CIDA. 

Mario Mantovani, Presidente di Manageritalia, ha enfatizzato l’importanza di difendere i diritti di coloro che hanno contribuito significativamente al Paese durante la loro carriera lavorativa. Ha sottolineato che coloro che guadagnano di più continuano a ricevere vessazioni dal Governo, come se fosse una “colpa”, quando in realtà rappresentano l’asse portante per costruire un sistema di solidarietà del nostro Paese. 

In Italia nessuna giustizia fiscale e  sociale“, ha sottolineato anche Guido Quici, Presidente della Federazione CIMO-FESMED che ha illustrato i numeri dello scenario italiano: 90 miliardi di evasione fiscale, 47% di italiani che non paga le tasse, 13% di italiani che paga il 62% dell’IRPEF nazionale. Numeri che vengono aggravati dai tagli alla previdenza della fascia media che viene così sempre più “appiattita” verso il basso. 

In Italia pochi pagano tanto e a pagarne le spese è sempre il ceto medio” commenta Antonello Giannelli, Presidente ANP, che sottolinea come la Legge di Bilancio penalizzi coloro che hanno un reddito dai 35.000 euro lordi l’anno in su nonostante rappresentino la parte produttiva del Paese.
 
COSA HA SPINTO CIDA A LANCIARE “SALVIAMO IL CETO MEDIO
Negli ultimi anni, i governi hanno identificato nei 35.000 euro lordi annui, pari a circa 2.000 euro netti mensili su 13 mensilità, la soglia di reddito oltre la quale il contribuente è chiamato a sostenere non solo sé stesso e la sua famiglia, ma anche chi dipende da bonus, sussidi e prestazioni gratuite senza che ci sia a monte un controllo adeguato per verificare la reale necessità di chi beneficia di tali agevolazioni, creando così un ambiente favorevole agli evasori fiscali.
Nel frattempo, il nostro Paese continua a basare tutte le politiche sociali sui redditi lordi dichiarati, che non riflettono fedelmente la realtà. Solo il 14% degli italiani dichiara un reddito lordo di almeno 35.000 euro e contribuisce al 63% dell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (Irpef), lasciando la maggior parte del carico fiscale su lavoratori dipendenti e  pensionati.
In aggiunta, diventa sempre più inaccettabile la tassa occulta derivante dal mancato riconoscimento della dovuta perequazione che pesa sui pensionati percettori di un reddito pensionistico superiore a 4 volte il trattamento minimo dell’Inps. 

PAROLA AL DIRETTORE
“Salviamo il ceto medio”, nasce dalla volontà di tutelare non solo gli interessi delle categorie che rappresentiamo ma anche il futuro delle nuove generazioni” 
afferma Teresa Lavanga, Direttore CIDA.
“CIDA svolge un’importante funzione sociale ed è quindi urgente mettere nelle giuste condizioni coloro che rappresentano la forza economica del nostro Paese proprio con l’obiettivo di progettare un futuro migliore per tutti. Con questa petizione proviamo ad offrire un grande ‘assist’ alla politica: accendere un faro sui temi dello sviluppo economico, della crescita sociale, della maturità civile di un Paese. Le difficoltà degli ultimi anni hanno svelato le debolezze di un Paese che si è illuso fino ad ora di poter crescere sulle spalle di pochi, facendo “prosperare” una bassa percezione della responsabilità individuale e collettiva. Cosicché chi dichiara onestamente finisce per essere utilizzato come salvadanaio per porre rimedio a errate previsioni di spesa pubblica o di un welfare male gestito. Come possiamo tornare a crescere se non viene attuata una vera politica riformatrice capace di toccare nodi fondamentali come debito pubblico, welfare moderno e inclusivo, riforma della scuola, mercato del lavoro, formazione? Sottoscrivere la nostra petizione significa quindi prendersi cura non solo delle pensioni di oggi ma soprattutto tutelare il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti.” 

Firma la petizione “Salviamo il Ceto Medio”  
  
COME FIRMARE
Clicca su https://chng.it/TNHbgbrjPK
Inserisci i dati che ti vengono richiesti nella parte destra della pagina (nome, cognome, e-mail) e clicca su FIRMA QUESTA PETIZIONE
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